Bertoldo a corte
BERTOLDO A CORTE
Bertoldo a corte
di Massimo Dursi

Scene e Regia di Rolando Milleri

"Quel Bertoldo che si lasciava corrompere mi sembrò gravemente incoerente: comincia fieramente rispondendo al re di essere "un uomo" e poi muore di indigestione alla sua tavola.
Bertoldo doveva restar uomo, non farsi cortigiano.
Il mio personaggio sarebbe allora morto di fame piuttosto che sedere alla tavola dei servi e dei buffoni, e a rendere evidente il contrasto pensai di mettergli accanto le Maschere cogliendole sul nascere, quali rappresentazioni di servilismo e stupidità.
Mantenni gli episodi quali erano stati tramandati da secoli, ma ne mutai la sostanza. Il guscio era lo stesso, il contenuto diverso. Feci di Bertoldo un uomo assolutamente libero".
Otello Vecchietti, vero nome dell’autore, commediografo e critico teatrale bolognese, presenta così i tradimenti del suo "Bertoldo a corte" nei confronti dell’originale di G. C. Croce.

E così Bertoldo si evolve: non è più il villano, scarpe grosse e cervello fino, che fa divertire il re e si prende gioco dei cortigiani.
Nel testo di Massimo Dursi, del 1957, è un uomo, non un eroe, sia chiaro, un uomo con tutti i difetti e le debolezze dell’uomo, che tuttavia riesce a difendere la sua libertà ed ad essere coerente fino al sacrificio della vita.
Lo circondano una miriade di personaggi che non solo hanno la funzione di spalla al protagonista, ma sono portatori di contenuti e di simbolismi che fanno di questo testo una commedia moderna, espressione di quel periodo, gli anni 50-60, che vide il nostro paese caratterizzato da grandi trasformazioni sociali e culturali.

Premi ed eventi


- 1° Premio alla "XIII Rassegna teatrale Ambra" (AR) 2005
- Premio Miglior scenografia alla XIII Rassegna teatrale Ambra (AR) 2005




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